venerdì 26 febbraio 2010

1 Marzo 2010 Una giornata senza il contributo degli stranieri

Facendo nostro l’appello lanciato da numerosi associazioni di stranieri (si veda il sito www.primomarzo2010.it), aderiamo alla giornata di mobilitazione indetta per il primo marzo.

Invitiamo tutta la cittadinanza a una riflessione seria su cosa davvero accadrebbe se i milioni di immigrati che vivono e lavorano in Italia decidessero di incrociare le braccia o andare via.

Condanniamo e rifiutiamo i pregiudizi e i linguaggi discriminatori, il razzismo di ogni tipo e l'utilizzo strumentale del richiamo alle radici culturali e religiose per giustificare politiche di rifiuto e di esclusione, che hanno portato all'approvazione di leggi e ordinanze lontane dal dettato e dallo spirito della nostra Costituzione.

Da tempo abbiamo capito l'importanza della presenza degli stranieri in Italia e che la grandissima maggioranza degli immigrati lavorano duramente e svolgono funzioni essenziali in una società complessa e articolata come la nostra.

Ricordiamo che il diritto a emigrare è riconosciuto dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e che la storia umana è sempre stata storia di migrazioni.

Per questi motivi, per la giornata del 1° marzo, proponiamo:

  • di partecipare alle manifestazioni indette a Milano;
  • di indossare un fiocchetto giallo simbolo di integrazione;
  • di astenersi dai consumi e dagli acquisti e di non andare nei centri commerciali, per dare un segnale forte all’economia;
  • per gli immigrati, se possibile, di astenersi dal lavoro.

Puntorosso Magenta, Comitato intercomunale per la Pace, Associazione culturale, S A A M A R A A C, Scuola senza frontiere - Corbetta, ANPI - Coordinamento di zona, Studenti Migranti del magentino, Sinistra di Sedriano.

Volantino 1 marzo 2010 Visualizza Scarica

Volantino Compace Visualizza Scarica

Iniziative a Milano Visualizza Scarica

lunedì 22 febbraio 2010

"Polyù" di Sedriano. L'assurdità di un proprietario che vuole chiudere un’azienda sana con 70 lavoratori. Occorre intervento istituzioni.

La Polyù-Polysistem di Sedriano (MI) rischia la chiusura e i 70 dipendenti rischiano la disoccupazione. Un’autentica assurdità, visto che l’impresa è leader di settore e che i suoi prodotti - lastre di policarbonato per uso edilizio - dispongono di mercato e di clienti. Perciò occorre, in tempi stretti, l’intervento congiunto delle istituzioni – Provincia, Regione e Prefettura – a garanzia della continuità produttiva e dell’occupazione.

In questa vicenda la crisi non c’entra, se non come contorno o pretesto. Perché, allora, tutti i lavoratori della Polyù e della Polysistem (quest’ultima dipende integralmente dalla prima) sono in cassa integrazione? La ragione è tanto banale quanto misera: siamo di fronte all’ennesima storia di un’azienda portata sull’orlo del fallimento dalle scelte scellerate dell’attuale proprietario.

Questa mattina i lavoratori si sono recati in corteo fino al Comune di Sedriano chiedendo di poter continuare a produrre, non solo perché ci sono le commesse, ma anche perché c’è un possibile acquirente disposto a rilevare l’attività.

Alla fine si è svolta una riunione negli uffici del Sindaco, alla quale hanno partecipato una delegazione delle maestranze e della Cgil di Legnano, il Vicesindaco di Arluno, dove risiede una parte dei lavoratori, e i Consiglieri regionali Luciano Muhlbauer (Prc) e Francesco Prina (Pd).

Da parte nostra, diamo un giudizio positivo della riunione, perché si è registrata una convergenza attorno alle ragioni e alle richieste dei lavoratori.

Anzitutto, i Comuni di Sedriano e Arluno si sono impegnati a sostenere il reddito dei lavoratori. In secondo luogo, tutti i presenti hanno condiviso la necessità di attivare Provincia, Regione e Prefetto, affinché intervengano per favorire il rapido passaggio dell’azienda a un nuovo soggetto imprenditoriale interessato a mantenere l’occupazione e a rilanciare la produzione.

Ora alle parole devono seguire i fatti. È tempo che ciascuno decida da che parte stare: con i lavoratori in lotta per mantenere in attività un’azienda, o con chi decide di chiuderne i battenti per gretto interesse personale.

*Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer (capogruppo regionale Prc)

sabato 20 febbraio 2010

Solidarietà e sostegno ai lavoratori dalla Polyù di Sedriano

La Polyù, azienda leader mondiale nella produzione di lastre di policarbonato per uso edilizio, ha deciso di chiudere lasciando senza posto di lavoro 70 persone.

Da maggio 2009 i 40 lavoratori del settore produttivo sono in cassa integrazione ordinaria a rotazione, da mercoledì 17 Febbraio 2010, sono stati messi in cassa integrazione straordinaria i 30 dipendenti della parte commerciale per cessata attività.

I lavoratori, che non percepiscono lo stipendio dal mese di Gennaio, stanno presidiando notte e giorno lo stabilimento di Sedriano di via Marie Curie, bloccando la produzione.

Il titolare dell'azienda aveva intenzione di dichiarare fallimento in questi giorni, la Fiom-Cgil è riuscita a far slittare la dichiarazione al mese di Aprile, poichè ci sarebbero alcune aziende disposte a trattare per l'acquisto dell'azienda (comprensiva di macchinari).

Lo scopo della lotta dei dipendenti è quello di mantenere attiva la produzione (giustamente ricevendo lo stipendio) fino a quando non si sarà trattata la vendità ad un'altra società.

Il lavoro non manca, e nel giro di sei mesi si tornerebbe a regime produttivo normale.

L'azienda (leader nel suo settore, con un parco clienti molto ampio) non viene chiusa a causa della crisi economica, ma solamente a causa della decisione del titolare, che, nel frattempo, ha aperto una nuova società, la Polystar ad Arluno.

Lunedì 22 Febbraio, ore 9.30, partirà dal centro di Sedriano un corteo di protesta dei lavoratori che arriverà fino alla porta del Municipio (ore 11), dove i dipendenti della Polyù chiederanno sostegno e aiuto nella loro lotta.

A cura del circolo PRC "Rachel Corrie" di Sedriano

giovedì 18 febbraio 2010

Benvenuti a Sidriàn, Paès di Muròn

Altro che “rispetto delle radici cristiane” e “recupero della identità lombarda”: la Lega Nord punta all’imbarbarimento. E a Sedriano la Giunta Celeste si adegua alla sottocultura leghista.

Le avvisaglie in realtà c’erano già state all’insediamento della nuova amministrazione Sedrianese di Centrodestra, eletta a Giugno 2009, ma ora siamo arrivati al dunque: anche i poveri cittadini di Sedriano all’ingresso del loro malcapitato paese dovranno sorbirsi il cartello con la scritta dialettale “Sidrìan”(anche se i nativi ben sanno che l’accento antico è piu’ contorto). Intanto hanno già tirato via la scritta “Benvenuti a Sedriano, città di Pace”, che era riportata in 4 lingue diverse. Purtroppo niente di nuovo sotto il Sole : sono ormai mesi che i governanti Leghisti stanno imponendo un autentico processo di imbarbarimento di una Nazione, la stessa Nazione che ha dato i natali a Michelangelo, Dante, Galileo, Leonardo oltre che a San Francesco d’ Assisi.

Di porcherie ne stiamo vedendo e sentendo tante:

  • cartelli bilingue -Lecco (Lecch), Novara (Nuàra), Busto Arsizio (Büsti Grandi), Cambiago (Cambiagh), Biassono (Biasòn), Barlassina (Barlasìna), Bergamo (Bèrghem), Capriate San Gervasio (Cavriàt San Gervàs), Seriate (Seriàt), Albano Sant'Alessandro (Albà), Trescore Balneario (Trescùr), Costa Volpino (Costa Ulpì), Nembro (Nèmber), Villongo (Ilònch), Albino (Albì) ...
  • centralino comunale in dialetto -Comune di Como "E adess v'el disi bèl ciaàr: da quest mumènt chì sii marì e mijèè"
  • panchine solo per anziani a Parma -“Via le badanti, panchine per soli anziani”
  • posti a sedere separati in autobus per milanesi doc -"Meglio vagoni solo per extracomunitari" Matteo Salvini Consigliere Lega Nord comune di Milano

E questi sono solo alcuni esempi.

Il pretesto: “la difesa delle radici cristiane” e il “recupero dell’identità padana”.
Per quanto riguarda le radici cristiane ci ha già pensato con la solita chiarezza il nostro Arcivescovo di Milano, Cardinal Dionigi Tettamanzi, che ha gelato le grossolane strumentalizzazioni dei colonelli Leghisti, ricevendo in cambio insulti di ogni genere: “..Io sono il Vescovo di tutti e non escludo nessuno. C’è il rischio di intendere la tradizione come un fossile che chiede solo di essere conservato: le radici sono importantissime ma il Signore ci giudica a partire anche dai fiori e dai frutti che queste radici realizzano, in osservanza agli insegnamenti del Vangelo”.

Per quanto riguarda l’uso del dialetto, tutti noi ne abbiamo uno nel cuore, che vorremmo risentire soprattutto quando siamo stati troppo lontani da casa. Ma il problema è l’uso che ne vogliano fare costoro. E’ la loro risposta alla crisi della cosiddetta “globalizzazione”: loro usano i nostri bei dialetti per ALZARE NUOVI MURI. Vogliono dividere di nuovo l’ Italia in Nord e Sud, e poi ridividerla in mille città e paesi con mura e magari filo spinato, vorrebbero espellere chiunque non sia riconosciuto come simile dai simili, ridurre gli “stranieri” in clandestinità, punire i clandestini, prendersi solo quelli che servono “con diritti ridimensionati” (es. le badanti, per dar da mangiare ai vecchi indigeni, obbligate al rispetto dei tanti doveri ma espropriate dei propri diritti) e cacciare gli altri. C’è un’idea egoista, arrogante, miope e primitiva dietro a tutto questo, che porta alla regressione culturale delle nostre piccole comunità.

E questo sta avvenendo anche a Sedriano. L’ avevamo già capito osservando il modo penoso col quale la giunta Celeste ha accolto la geniale opera pubblica (La casa dell’ acqua) ereditata dal centrosinistra: qualcuno di loro voleva addirittura chiuderla, altri hanno visto immaginari Rom “lavarsi i piedi”, alla fine se la sono presa con i cosiddetti “forestieri” (termine in disuso almeno dalla fine dell’occupazione tedesca), vale a dire coi cittadini dei paesini limitrofi, che si fermano talvolta in bici a bere un sorso d’acqua. Fino all’ultima “grande trovata”: una macchinetta per badge magnetici per “soli residenti”. Con la speranza che il Sindaco consideri residenti anche le badanti e altri lavoratori immigrati in attesa del permesso di soggiorno!. Anche a Sedriano si comincia a vivere un clima da “città assediata” e tutti coloro, laici o non laici, che ancora ritengono di abitare in una città evoluta e aperta, a pochi chilometri da Milano e dentro l’ Europa,dovrebbero cominciare a reagire piu’ visibilmente, dovrebbero tornare ad indignarsi.

Ci auguriamo che dal famoso cartello bilingue imposto al Sindaco dalla Lega Nord ci venga almeno risparmiato la dicitura “Paès di Muròn” (paese dei gelsi), poiché in tal caso saremmo alla tragicommedia. I primi a sentirsi offesi dovrebbero essere in primo luogo i tanti cittadini immigrati meridionali che molti anni fa furono accolti dai Sedrianesi con il cuore in mano (Compresi il Sindaco e alcuni tra assessori e consiglieri) e che ora dovrebbero dare l’esempio, e non, farsi influenzare da una sottocultura che porta solo imbarbarimento, inciviltà e ignoranza in cambio “di un piatto di lenticchie”.

A cura degli oppositori di strada della Sinistra di Sedriano

domenica 14 febbraio 2010

Permesso di soggiorno a punti: come strumentalizzare le necessità

È ormai trascorso più di un anno da quando, con amara ironia, pubblicavamo un articolo intitolato: “Permesso di soggiorno a punti: proposte leghiste per un razzismo creativo”. Avevamo sperato che almeno questa parte del pacchetto sicurezza entrato in vigore nel 2009 fosse stata dimenticata. Invece no, la Lega non si concede distrazioni quando si tratta di rendere difficoltosa l’esistenza di chi non è italiano di origine, e di alimentare l’aria di apartheid che tira ormai da anni in questo paese. C’era da aspettarsi, effettivamente, che questo Governo, a corto di idee e di capacità di impegnarsi rispetto ai problemi reali di un paese in grande difficoltà economica e sociale, rispolverasse e rendesse attuative queste disposizioni a poche settimane dai fatti di Rosarno e mentre in tutta Italia fervono i preparativi per il primo marzo, “Un giorno senza di noi”. In cosa consisterà la nuova corsa a ostacoli che si abbatterà sui cittadini di origine straniera verrà definito nei dettagli quando il Consiglio dei Ministri voterà il testo presentato da Maroni e Sacconi, ma i principi ispiratori e i nodi principali sono già stati fissati con sufficiente chiarezza. Dopo due anni dal suo ingresso in Italia, il cittadino di origine straniere dovrà dare prova della sua avvenuta “integrazione” attraverso un esame di lingua, una prova di educazione civica (conoscenza della costituzione), la dimostrazione della regolare iscrizione dei figli a scuola, l’esposizione di una fedina penale pulita e persino la mancanza di reati amministrativi particolarmente gravi. Rispetto alla lingua nazionale è alquanto surreale che proprio il partito che fonda le sue radici sulla teoria della secessione dall’Italia ne faccia requisito primo di permanenza sul territorio. Sarebbe interessante verificare quanti degli elettori della Lega Nord utilizzano abitualmente la lingua italiana al livello A2 proposto come parametro dal decreto, invece che il dialetto stretto delle loro Regioni. Per quanto riguarda la conoscenza della Costituzione non occorre nemmeno ricordare quanto poco essa venga insegnata nelle scuole e conosciuta dai cittadini perché basta riguardare in rete una recente puntata de “Le Iene” nella quale nessuno dei Senatori e Deputati intervistati (con criterio bipartisan) aveva la più pallida idea di quali fossero i contenuti dei primi tre articoli della Legge fondamentale dello Stato italiano. E cosa dire dei carichi pendenti della maggior parte degli uomini di potere di questo paese?
Gli stranieri, insomma, dovrebbero adeguarsi a un modello di cittadino italiano che non esiste, dovrebbero diventare “più italiani degli italiani”, e dimostrare così la loro sincera voglia di sottomettersi alle regole imposte (solo a loro) dalla società in cui si sono ritrovati a vivere. Non bastava accettare la dequalificazione lavorativa e lo sfruttamento, restare quasi sempre in silenzio rispetto agli insulti e alle violenze, accettare l’esclusione dalla maggior parte dei diritti previsti per i vicini di casa o i colleghi italiani.
Certamente, però, non dovranno farlo a lor spese, aggiungono i Ministri che hanno già tutto predisposto: sarà lo Stato, ad esempio, a pagare i corsi di lingua. Non si sa con quali risorse. Basta fare un giro tra le stanze delle scuole di italiano tenute in piedi in tutta Italia da volontari, spesso all’interno di Centro sociali o comunità cattoliche, per capire come da anni siano questi luoghi a supplire alla mancanza totale di una voce di welfare per i migranti, a fronte di una spesa per le politiche repressive attuate nei loro confronti che viene costantemente incrementata. Sarebbe una novità, quindi, se per una volta dei soldi italiani venissero stanziati per fornire dei servizi a queste persone che nella stragrande maggioranza dei casi pagano contributi e tasse che permettono al nostro Pil di non affondare, senza mai vedersi tornare indietro il minimo vantaggio legittimo (per i migranti ad esempio, non è prevista alcuna forma di pensionamento, indipendentemente da quanti anni abbiano lavorato sul territorio italiano).
Fa rabbia, però, che la prima dichiarazione di intenti rispetto alla costruzione di un welfare che operi in questo senso parta da proposte mosse solo dalla voglia di escludere, invece che di includere o anche soltanto, per usare una parola sempre più ambigua, di “integrare”. Necessità reali, come ad esempio quella che le madri straniere di bambini nati in Italia riescano a comunicare con i maestri di scuola o con i pediatri, vengono così strumentalizzate per lanciare l’ennesimo messaggio razzista e di “messa alla prova”, la cui volontà di base è evidentemente quella di trovare sempre nuovi modi per accentuare una separazione della popolazione necessaria, oggi più che mai, alla gestione del potere.

* di Alessandra Sciurba (Melting Pot Europa)

mercoledì 10 febbraio 2010

10 Febbraio il "Giorno del ricordo"

Oggi 10 febbraio ricorre IL GIORNO DEL RICORDO,
istituito dal Parlamento Italiano con la legge n. 92 del 30 marzo 2004, al fine di conservare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle Foibe e dell' esodo dalle loro terre degli Istriani, fiumani, dalmati nel secondo dopoguerra.
Subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, nelle Foibe, voragini rocciose tipiche del Carso, furono gettate migliaia di Istrianie triestini, Italiani e slavi, anche antifascisti, colpevoli di opporsi all'espansionismo propugnato dal leader slavo Tito.
Presso il Comune di Sedriano, Ufficio Segreteria , è ancora disponibile, soprattutto per le Scuole interessate, la stupenda mostra "FASCISMO FOIBE ESODO" (Visualizza Scarica) elaborata dalla Fondazione Memoria della Deportazione di Milano, col patrocinio della Regione Lombardia.

Per maggiori informazioni "Fondazione della Deportazione"

martedì 9 febbraio 2010

A Chiaravalle va in scena la disumana idiozia di De Corato: Rom cacciati sotto i ponti con la neve

Stamattina a Chiaravalle, comune di Milano, nevicava alla grande, faceva freddo e il terreno era ormai una poltiglia che imprigionava gli automezzi. Ma questo non ha certo fermato il prode De Corato, sempre inflessibile con chi non ha amici potenti, e verso le otto lo sgombero della baraccopoli rom è iniziato lo stesso.
La procedura è stata la solita. Non era prevista alcuna alternativa per il centinaio di persone, per circa la metà minori. L’unica “proposta”, avanzata senza troppa convinzione dai funzionari dei servizi sociali, è stata quella della divisione dei nuclei familiari. Cioè, mentre le donne con bambini possono andare provvisoriamente in qualche comunità, i maschi scelgano se andare sotto i ponti, oppure iscriversi in coda alla lista di attesa per i dormitori e poi andare sotto i ponti lo stesso.
Ovviamente, nemmeno l’esito della procedura è cambiato. Praticamente nessuna ha accettato la “proposta” e la quasi totalità degli sfollati finirà in un’altra baraccopoli della città o dell’hinterland. Ma questo non è un problema per il nostro Vicesindaco, cui, anzi, il nomadismo degli sgomberi fa comodo.
De Corato, infatti, ce la sta mettendo tutta per arrivare allo sgombero numero 200 prima del voto regionale. Se poi gli sgomberati sono sempre gli stessi, se di mezzo ci sono la salute e l’inserimento scolastico dei bambini, chi se ne frega. L’importante è fare numero e un po’ pubblicità.
A proposito, stamattina non c’erano nemmeno le forze dell’ordine. Né un poliziotto, né un carabiniere. L’operazione è stata gestita interamente dal Comune. E per l’occasione, anche se non ce n’era bisogno, visto e considerato chi abitava la baraccopoli, ha fatto la sua apparizione la “celere di De Corato”.
Cioè una quarantina di vigili urbani - un po’ nervosetti peraltro, visto che volevano allontanare il sottoscritto con la forza – dotati di casco antisommossa, manganello e scudo (una new entry), con sopra la bella scritta “Polizia Locale”. Tutto ciò non è molto legale, come si sa, ma anche in questo caso chi se ne frega, tanto nessuno interviene.
Rimane aperta soltanto una domanda: quanto dovremo andare avanti ancora prima che qualcuno, a parte i soliti noti, prenda la parola e si ribelli a questa disumana idiozia?

*Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer

venerdì 5 febbraio 2010

Illegittimo cedimento

Fino a tre anni fa, quando passavano porcate incostituzionali come il legittimo impedimento, le persone perbene guardavano fiduciose al Colle. E spesso il Colle dimostrava che era una fiducia ben riposta, rispedendo le porcate al mittente: accadde col decreto Conso (grazie a Scalfaro), con la Gasparri, la Castelli e la Pecorella (grazie a Ciampi).
Da quando c’è Napolitano, non è mai accaduto. Infatti il Giornale scrive che "Napolitano non opporrà ostacoli" neanche stavolta. E’ vero che c’è sempre una prima volta, la speranza è l’ultima a morire, ma insomma. Dunque dove guardare, se anche il Colle è sprofondato?
Alla Consulta certo, ma campa cavallo: ha tempi di reazione da bradipo e quando esaminerà il legittimo impedimento sarà già scattata la nuova porcata, il superlodo Al Nano con legge costituzionale. Che, pur essendo incostituzionale, difficilmente la Corte potrà esaminare. Dunque Berlusconi è al sicuro? Mica tanto. Il processo breve è congelato alla Camera perché Fini ha dei dubbi e Napolitano (persino lui) pure. In ogni caso è talmente incostituzionale che stopperebbe i processi al Banana per un annetto, poi la Consulta fulminerebbe anche quella porcata e le udienze ripartirebbero da dove si erano interrotte. Angelino Jolie, noto giureconsulto, dà per scontato che, entro i 18 mesi dalla scadenza del legittimo impedimento, "molto rapidamente" gli verrà agganciato il nuovo lodo per le alte cariche o, in alternativa, la legge costituzionale che ripristina l’autorizzazione a procedere. Forse non gli hanno spiegato che, anche se e quando saranno approvati a maggioranza da Camera e Senato e firmati dal capo dello Stato, lodo e/o immunità saranno lettera morta: prima dovranno essere sottoposti ai cittadini col referendum confermativo.
Gli italiani dovranno rispondere a questa domanda: la legge è uguale per tutti i cittadini o quattro sono più uguali degli altri? Stando ai sondaggi, vince la prima risposta 80 a 20, anche fra gli elettori del centrodestra.
L’unica via di scampo per la banda del buco è approvare una delle leggi costituzionali con i due terzi del Parlamento: per raggiungerli, al Pdl non basta il soccorso della finta opposizione dell’Udc, peraltro scontato.
Occorrono i voti del Pd. A questo mira la nuova campagna della stampa berlusconiana, e del Pompiere al seguito, contro Di Pietro, degno corollario della beatificazione di Craxi: demolire la memoria di Mani Pulite, far passare l’idea che i processi ai politici che rubano sono complotti politici, dunque la casta va protetta da nuovi assalti delle toghe politicizzate (quelle che ieri hanno assolto Berruti, per dire).
Lo confessa Massimo Franco sul Pompiere dell’Inciucio: "La lievitazione del caso Di Pietro potrebbe regalare qualche sorpresa". Perciò si continua a montare la panna sul nulla: per azzoppare l’unico ostacolo rimasto sulla via dell’impunità.
Ecco dunque dove gli italiani perbene devono rivolgere lo sguardo: a quel che accade dalle parti di Bersani. Nemmeno un voto del Pd dovrà andare al partito dell’impunità. Dipendesse dalla nomenklatura (quella dei D’Alema che rincorrono sempre il “male minore”, dei Violante che delirano di "squilibrio fra giustizia e politica", dei Letta che giustificano “la difesa dai processi”), l’impunità sarebbe già cosa fatta.
L’altroieri, mentre la Camera votava la porcata, Bersani incredibilmente dichiarava: "Siamo pronti al dialogo sulle riforme se il premier rinuncia alle leggi ad personam" (intanto gliene passava un’altra sotto il naso).
Ma per fortuna ci sono pure gli elettori, che sono molto meglio degli eletti. Spetta a loro premere con ogni mezzo sul vertice Pd – con manifestazioni, mail, fax, telefonate, lettere ai giornali, interventi ai comizi e ai convegni ogni qual volta s’imbattono in un leader di passaggio – per far sapere che con questa gentaglia non vogliono alcun dialogo, tavolo, compromesso sulla giustizia. Parlando l’unico linguaggio che lorsignori ancora capiscono: la minaccia. Al primo inciucio che fate, non vi votiamo più.

*Di Marco Travaglio da il Fatto Quotidiano del 5 febbraio

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